Militarismo giapponese · Parte III di III
Il governo dei generali: Terrore politico e ascesa di Hideki Tōjō
Gli assassinii politici degli anni '30, lo scontro tra Kōdōha e Tōseiha, e la trasformazione del Giappone in un regime di guerra totale sotto Hideki Tōjō.
di Elia Giolli5 min di lettura5 fonti← Parte II

Introduzione: Il decennio del terrore politico
Tra il 1930 e il 1936, il Giappone attraversò una fase di violenta instabilità interna definita dagli storici “Government by Assassination” (Governo per Assassinio)1. Politici moderati, ministri, industriali e persino Primi Ministri vennero presi di mira da societa segrete, gruppi ultranazionalisti e giovani ufficiali delle forze armate.
Questa spirale di violenza politica disintegrò ciò che restava del sistema parlamentare, spostando l’asse del potere verso i vertici militari. La transizione non portò tuttavia all’ascesa di un unico leader carismatico di massa, ma all’affermazione di un regime burocratico-militare che avrebbe guidato il Paese nella Seconda Guerra Mondiale.
1. Il terrorismo ultranazionalista e la fine dei governi di partito
I giovani ufficiali radicali, influenzati da intellettuali come Kita Ikki (teorico di una “Riforma Showa” che univa il socialismo di Stato alla devozione imperiale)2, vedevano nel terrore l’unico mezzo per epurare la corte imperiale dai politici corrotti e dagli industriali avidi.
Gli assassinii chiave
- L’Incidente della Lega dei Sangue (1932): Una serie di attentati ideati da un monaco buddista radicale che portarono all’uccisione dell’ex ministro delle Finanze Junnosuke Inoue e del barone Dan Takuma, capo del colosso finanziario Mitsui.
- L’Incidente del 15 Maggio 1932: Un gruppo di giovani ufficiali della Marina assalì la residenza ufficiale del Primo Ministro Inukai Tsuyoshi, assassinando il capo del governo. L’evento segnò la fine dei governi guidati da partiti politici: da quel momento in poi, i governi sarebbero stati affidati a figure “sopra le parti”, per lo più ammiragli e generali.
1932: Assassinio del Primo Ministro Inukai -> Fine dei governi di partito -> Inizio dei governi d’intesa militare
2. La guerra civile tra le fazioni militari: Kōdōha vs Tōseiha
L’Esercito Imperiale non era un blocco monolitico. Al suo interno divampò uno scontro ideologico e strategico tra due fazioni principali:
| Fazione | Ideologia e Strategia | Metodi |
|---|---|---|
| Kōdōha (Fazione della Via Imperiale) | Radicale, spiritualista e fanatica. Considerava l’URSS il nemico principale. Voleva un colpo di Stato per consegnare il potere diretto all’Imperatore. | Terrorismo, colpi di testa, violenza diretta. |
| Tōseiha (Fazione del Controllo) | Pragmatica, burocratica e tecnocratica. Puntava alla preparazione della “Guerra Totale” e all’espansione verso la Cina. | Controllo dello Stato dall’interno attraverso leggi e burocrazia. |
L’Incidente del 26 Febbraio 1936
La tensione tra le due correnti toccò il punto di rottura il 26 febbraio 1936, quando oltre 1.400 soldati guidati da giovani ufficiali della Kōdōha occuparono il centro di Tokyo, occupando i ministeri e assassinando diversi alti funzionari di Stato3.
L’Imperatore Hirohito condannò duramente l’insurrezione4. Privati del sostegno imperiale, i golpisti si arresero. I leader della Kōdōha e l’intellettuale Kita Ikki vennero processati e giustiziati.
Sebbene il colpo di Stato fosse fallito, la fazione rivale, la Tōseiha, usò la minaccia dell’estremismo per imporre il proprio controllo assoluto sull’esecutivo. I generali burocratici ottennero la ripristinazione della norma per cui i ministri militari dovevano essere ufficiali in servizio attivo, garantendosi il veto definitivo sui governi.
3. L’ingegneria politica di Konoe e la Taisei Yokusankai
Di fronte all’escalation della guerra in Cina innescata dall’Incidente del Ponte Marco Polo (1937), l’aristocrazia civile cercò di canalizzare il potere militare per evitare il caos. Il Principe Fumimaro Konoe, nominato Primo Ministro, tentò di unificare lo Stato sotto la guida della corona.
Nel 1940, Konoe promosse lo scioglimento di tutti i partiti politici tradizionali per riunirli in una struttura statale unica: l’Associazione per il Sostegno dell’Autorità Imperiale (Taisei Yokusankai).
Il progetto di Konoe mirava a creare un centro di coordinamento civile per bilanciare lo Stato Maggiore. Tuttavia, le forze armate cooptarono la struttura, trasformando la Taisei Yokusankai nello strumento di mobilitazione ideologica e di controllo sociale della popolazione in vista del conflitto globale.
4. Hideki Tōjō e la scelta della Guerra Totale
L’ascesa di Hideki Tōjō (1884-1948) rappresenta il punto d’arrivo di questo lungo processo di militarizzazione.
Ufficiale rigoroso e meticoloso, apoditticamente soprannominato “Kamisori” (“Il Rasoio”) per le sue capacità amministrative, Tōjō si era distinto come comandante del Kempeitai (la polizia militare) e Capo di Stato Maggiore dell’Armata del Kwantung in Manciuria.
[ HIDEKI TŌJŌ ]
- Comandante Kempeitai in Manciuria (1935)
- Capo Stato Maggiore Armata Kwantung (1937)
- Ministro della Guerra nel Governo Konoe (1940)
- Primo Ministro del Giappone (Ottobre 1941)
La crisi dell’autunno 1941
Nel 1940-1941, le sanzioni economiche e l’embargo petrolifero imposto dagli Stati Uniti in risposta all’occupazione dell’Indocina misero il Giappone di fronte a un bivio: accettare le condizioni americane (ritirando le truppe dalla Cina) o entrare in guerra per il controllo delle risorse del Sud-est asiatico.
Da Ministro della Guerra nel governo Konoe, Tōjō si oppose a qualsiasi concessione diplomatica che vanificasse i sacrifici compiuti dall’Esercito dal 1937. L’incapacità di trovare un compromesso portò alle dimissioni di Konoe nell’ottobre 1941.
Il 17 ottobre 1941, l’Imperatore Hirohito incaricò Tōjō di formare il nuovo governo. Assumendo contemporaneamente la carica di Primo Ministro, Ministro della Guerra e Ministro dell’Interno, Tōjō accentrò nelle sue mani una concentrazione di potere mai vista nella storia moderna del Paese.
L’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 fu la conseguenza logica di una struttura statale che aveva ormai subordinato l’intera politica estera ed economica alla logica della sopravvivenza militare.
Conclusione: Il bilancio storiografico
La trasformazione del Giappone in uno Stato militarista non fu il frutto di un singolo golpe, né la creazione di una dittatura personale isolata.
Al Processo di Tokyo del 1948, Hideki Tōjō si assunse la responsabilità generale delle decisioni di guerra, ma la storiografia ha ampiamente dimostrato come l’espansionismo imperiale fosse il risultato di un sistema complesso5. Le vulnerabilità della Costituzione Meiji, le contraddizioni della modernizzazione, l’indottrinamento scolastico, gli shock economici e le insubordinazioni militari avevano cooperato, in oltre cinquant’anni, a rendere la guerra totale l’unica scelta percepita come possibile dalle élite di Tokyo.
I tre articoli della serie “Il militarismo giapponese” sono ora completi e disponibili nella sezione Articoli del blog.
Fonti
Riferimenti storiografici su cui si appoggia la ricostruzione.
- 1Hugh Byas, Government by Assassination, Alfred A. Knopf, New York 1942.
- 2Richard Storry, The Double Patriots: A Study of Japanese Nationalism, Chatto & Windus, Londra 1957.
- 3Ben-Ami Shillony, Revolt in Japan: The Young Officers and the February 26, 1936 Incident, Princeton University Press, Princeton 1973.
- 4Herbert P. Bix, Hirohito and the Making of Modern Japan, HarperCollins, New York 2000.
- 5Andrea Revelant, Il Giappone moderno: dall'Ottocento al 1945, Einaudi, Torino 2018.