N. 2

Imperi e Rivoluzioni

Militarismo giapponese · Parte II di III

L'illusione democratica: La crisi Taishō e il crollo delle istituzioni

Dalla parentesi della Democrazia Taishō alla Grande Depressione del 1929: come la corruzione e la crisi economica hanno travolto le istituzioni civili giapponesi.

di Elia Giolli4 min di lettura5 fonti← Parte I

Soldati in fila, in uniforme e berretto da campo, con il fucile e la baionetta innestata
Soldati dell'esercito del Manchukuo, lo Stato fantoccio creato dal Giappone in Manciuria nel 1932.

Introduzione: La fragile parentesi della Democrazia Taishō

Agli occhi degli osservatori internazionali dei primi anni ’20, il Giappone sembrava aver intrapreso un cammino di progressiva democratizzazione. Il periodo Taishō (1912-1926) fu caratterizzato dall’espansione della cultura urbana, dalla nascita di movimenti sindacali e femministi e dall’affermazione di governi guidati da partiti politici civili anziché dalle vecchie élite oligarchiche.

Tuttavia, questa stagione, passata alla storia come “Democrazia Taishō”, poggiava su basi estremamente fragili. I limiti strutturali ereditati dall’Epoca Meiji, la corruzione del sistema politico di partito e l’impatto devastante delle crisi economiche travolsero l’esperimento democratico in poco più di un decennio, spalancando la strada all’ingerenza diretta dei militari nella vita pubblica.


1. La corruzione dei partiti e la repressione del dissenso

Durante gli anni ’20, la scena politica giapponese fu dominata da due grandi partiti parlamentari: il Seiyūkai e il Minseitō1. Nonostante il mantenimento delle apparenze democratiche, il sistema soffriva di una profonda crisi di legittimità agli occhi della popolazione.

Il legame con i Zaibatsu

I partiti politici erano fortemente condizionati dai Zaibatsu, i grandi conglomerati economico-finanziari come Mitsui, Mitsubishi, Sumitomo e Yasuda. Le decisioni di governo favorivano regolarmente gli interessi dei colossi industriali a scapito dei lavoratori urbani e dei contadini delle campagne. La percezione di una classe politica corrotta e asservita all’alta finanza generò un profondo risentimento popolare.

La doppia faccia del 1925: Suffragio e Repressione

Nel 1925 il Parlamento approvò una storica riforma che introduceva il suffragio universale maschile, quadruplicando il numero degli elettori. Tuttavia, per bilanciare questa apertura democratica ed evitare la diffusione delle idee socialiste e comuniste diffuse dopo la Rivoluzione Russa del 1917, lo stesso esecutivo fece approvare la Legge sulla Preservazione dell’Ordine Pubblico (Chintō Keisatsu Hō).

Questa normativa puniva severamente chiunque tentasse di alterare il Kokutai (la struttura dello Stato basata sull’autorità imperiale) o di abolire la proprietà privata. La legge creò l’apparato della Tokkō (la polizia politica delle idee), restringendo drasticamente le libertà civili e paralizzando la sinistra politica.


2. Lo shock economico: Dal Grande Terremoto alla Depressione del 1929

Le tensioni sociali esplosero a causa di una sequenza prolungata di shock economici che colpirono il Paese tra il 1918 e il 1930.

  • I Moti del Riso (1918): L’inflazione bellica e lo scontento per le speculazioni sui beni di prima necessità innescarono proteste di massa in centinaia di città e villaggi, costringendo il governo a impiegare la forza per ripristinare l’ordine.
  • Il Grande Terremoto del Kantō (1923): La distruzione di Tokyo e Yokohama provocò un disastro umano ed economico di proporzioni enormi, seguito da violenti pogrom contro le minoranze coreane e gli attivisti di sinistra, orchestrati dal clima di paranoia e dal vuoto d’autorità.
  • La Crisi finanziaria del Shōwa (1927) e la Depressione del 1929: Il crollo della Borsa di Wall Street nel 1929 devastò le esportazioni giapponesi, in particolare quelle della seta grezza2. Le campagne caddero nella miseria estrema, con carestie nelle regioni settentrionali.

Crisi del 1929 -> Crollo export seta -> Carestia nelle campagne -> Radicalizzazione dei soldati-contadini

I giovani coscritti dell’Esercito Imperiale provengono in gran parte dai villaggi rurali colpiti dalla crisi. Vedendo le proprie famiglie ridotte alla fame mentre gli industriali delle città mantenevano i propri privilegi, la truppa e i giovani ufficiali svilupparono un odio viscerale verso il capitalismo, il parlamentarismo e la diplomazia civile.


3. L’insubordinazione dell’Esercito e l’Incidente di Mukden (1931)

Nel clima di disperazione economica, l’Esercito presentò l’espansione territoriale sul continente asiatico come l’unica soluzione per garantire materie prime, mercati sbocco e territori da colonizzare.

Nel nord-est della Cina, l’Armata del Kwantung — la forza militare giapponese di stanza a protezione della ferrovia della Manciuria meridionale — agiva in maniera sempre più autonoma rispetto al governo di Tokyo.

Il meccanismo del Gekokujō

Nella cultura militare dell’epoca si diffuse la pratica del Gekokujō (“l’insubordinazione dal basso”), secondo cui gli ufficiali di grado medio-basso si ritenevano legittimati a disubbidire ai comandi civili e superiori in nome di un presunto “bene superiore dell’Imperatore e della Patria”.

Il 18 settembre 1931, ufficiali dell’Armata del Kwantung organizzarono un finto attentato dinamitardo lungo i binari della ferrovia vicino a Mukden (Incidente di Mukden)3. Accusando dell’attacco i soldati cinesi, l’Esercito avviò l’invasione sistematica dell’intera Manciuria.

  [ GOVERNO CIVILE DI TOKYO ]
  (Informa la Società delle Nazioni)
              |
              v
  [ TENTA DI FERMARE LE TRUPPE ]
              |
              v (Insubordinazione / Gekokujō)
  [ ARMATA DEL KWANTUNG ]
  (Occupazione autonoma della Manciuria)

Il governo civile di Tokyo cercò di fermare le operazioni militari tramite la diplomazia, ma lo Stato Maggiore ignorò le direttive e completò l’occupazione della regione. Nel 1932, l’Esercito proclamò la nascita dello Stato fantoccio del Manchukuo, mettendo sul trono l’ultimo imperatore della dinastia Qing, Pu Yi.


Conclusione: Il punto di non ritorno

L’Incidente di Mukden segnò la fine definitiva del controllo civile sulla politica estera. La Società delle Nazioni condannò l’aggressione giapponese, spingendo Tokyo ad abbandonare l’organizzazione nel 1933.

Il fallimento dei partiti politici nel frenare l’iniziativa dell’Esercito dimostrò che la Democrazia Taishō non possedeva gli strumenti istituzionali e legali per difendersi. L’opinione pubblica, alimentata da una stampa fortemente nazionalista, celebrò la conquista della Manciuria come una grande vittoria nazionale.

La strada verso la presa del potere totale da parte dei militari era ormai tracciata.


Nel prossimo articolo: Analizzeremo il clima di terrore politico degli anni ’30, lo scontra tra fazioni militari, il fallito golpe del 1936 e l’ascesa del governo di Hideki Tōjō alla vigilia della guerra totale.

Fonti

Riferimenti storiografici su cui si appoggia la ricostruzione.

  1. 1Peter Duus, Party Rivalry and Political Change in Taishō Japan, Harvard University Press, Cambridge (MA) 1968.
  2. 2Mark Metzler, Lever of Empire: The International Gold Standard and the Crisis of Liberalism in Prewar Japan, University of California Press, Berkeley 2006.
  3. 3Louise Young, Japan's Total Empire: Manchuria and the Culture of Wartime Imperialism, University of California Press, Berkeley 1998.
  4. 4Andrew Gordon, A Modern History of Japan: From Tokugawa Times to the Present, Oxford University Press, New York 2003.
  5. 5Andrea Revelant, Il Giappone moderno: dall'Ottocento al 1945, Einaudi, Torino 2018.
La serie completa

Militarismo giapponese

  1. Parte II semi del militarismo giapponese9 settembre 2026
  2. Parte IIStai leggendoL'illusione democratica13 settembre 2026
  3. Parte IIIIl governo dei generali13 settembre 2026